Catastrofisti

Catastrofisti
Cosi’ li sentivo chiamare quando ero piccolo
Mia madre negli anni 80 votava i Verdi, io all’epoca avevo 4-5 anni, e sentivo che veniva presa in giro da amici e parenti.

Le dicevano che era ‘ambientalista’, e per la mia mente di bambino la parola ‘ambientalista’ aveva quasi assunto un significato negativo.

Significava sognatrice ingenua, un pò tonta, che si preoccupa di cose senza importanza.
Crescendo ho capito che mia madre era una di quelle ambientaliste tranquille, non aveva voglia di convincere nessuno perchè forse aveva saggiamente capito che non ci sono discorsi capaci di convincere chi ha un’ideologia diversa dalla tua. Lei alle critiche rispondeva con un’alzata di spalle, un sorriso e una frase di circostanza.

Crescendo ho imparato che c’erano anche altri tipi di ambientalisti: i catastrofisti.
Ricordo che per me i catastrofisti erano gente violenta che faceva molta confusione e gridava cose strane sulla fine del mondo.
Facevo fatica a capire perchè a mia madre piacesse quella gente lì, erano molto diversi da lei, urlavano sempre, mettevano ansia, lei invece era l’immagine della serenità, della pace e della tranquillità.

Da allora sono passati più di 20 anni, eppure ricordo molto bene il clima politico che si respirava all’epoca, per come arrivava ad un bambino come me.

Cosa è successo nel frattempo?

Oggi ho comprato il giornale e per il terzo sabato consecutivo le prime 4 pagine erano occupate da titoloni sul cambiamento climatico.

Accendo la tv e trovo puntate dedicate escusivamente al clima, con quel fare sensazionalistico tipico degli scoop.
Sembra un libro di fantascienza o una storia di Dylan Dog! I telegiornali che strombazzano il pericolo e tutti che fanno come se niente fosse.

…e istintivamente faccio anche io così, faccio finta di niente e cerco di spiegare razionalmente la mia inerzia.
Penso che ultimamente va di moda, che è come quando deragliavano i treni, ogni giorno usciva il resoconto di tutti i problemi dei treni italiani, e qualcosa succedeva sempre.
Poi ad un certo punto è passata di moda, e i treni hanno ripreso a deragliare ogni tanto, come al solito.

Ma i discorsi paraculi reggono poco in questo caso, la quotidianeità è pervasa dal cambiamento, non serve leggere i giornali o guardare la tv per notarlo.

Le tartarughe della mia coinquilina quest’anno sono state in letargo 1 settimana, di solito dormivano 3 mesi… ve la immaginate la faccia di una tartaruga assonnata?

Una mia amica ha passato il capodanno in Lapponia, ma non ha potuto prendere la rompighiaccio per fare il bagno nel circolo polare artico perchè per il primo anno nella storia della rompighiaccio Lappone non aveva ghiaccio da rompere…

E proprio oggi un amico di origini umbre m’ha raccontato che le guardie forestali del suo paese sono allarmate perchè i lupi sembrano impazziti e scendono a valle fino alle città finendo spesso investiti dalle macchine.

Mentre ieri mi sono dovuto sorbire le nervose lamentele di un cliente che non è potuto andare a rilassarsi in settimana bianca perchè mancava la neve.

..e poi l’odore e il giallo intenso delle mimose in fiore… siamo a metà gennaio, cosa regalerò alla festa della donna?

Credo che quest’anno sarà ricordato come l’anno del cambiamento. Gli eventi ci costringeranno, da quest’anno in avanti, a cambiare davvero le nostre abitudini.
Mi chiedo se saremo abbastanza saggi da cambiare per limitare davvero i danni, anche se temo che il cambiamento avverrà solo di rimessa, che non potendo andare sulla neve nel solito posto cambieremo città, magari andremo in Svizzera.
E che alla festa della donna regaleremo una rosa, buona per tutte le stagioni, o forse mimose importate dall’altra parte del pianeta, o modificate geneticamente per fiorire a comando.
Possiamo scegliere, e questo punto della storia dell’uomo siamo tutti sulla stessa barca, nessuno potrà dire di non sapere.

Il futuro dipende solo da noi

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